Il Giorno del Ricordo

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Giorno del Ricordo
 
Comunicato: La Commemorazione pronunciata dal Collega Senatore Gianni Ruzzier nel Giorno del Ricordo
(Rimini, 10 gennaio 2025)

 Onorevoli Colleghi,

     sono lieto di proporre all'attenzione dei Componenti della Consulta la vibrante Commemorazione della tragedia vissuta da istriani, fiumani e dalmati sul Confine Orientale dell'Italia nel 1945-1948, pronunciata ieri a Rimini, presente S.E. il Prefetto, dal Collega Gianni Ruzzier, presidente della Unione istriani-Libera Provincia dell'Istria in esilio. Mentre esprimo il personale apprezzamento per il suo elevato tenore, e rinnovo la nostra gratitudine per l’Opera svolta dal gagliardo novantenne Senatore Ruzzier, raccomando ai Colleghi di diffonderlo.

     Porgo i più cordiali saluti.

Tsg-Chieri, 11 febbraio 2025

Guido Ornato
      Aldo A. Mola
Segretario della Consulta dei Senatori del Regno

Presidente della Consulta dei Senatori del Regno


L'intervento di Gianni Ruzzier:
Gianni RuzzierBuon giorno a tutti,
permettetemi, prima di iniziare il discorso celebrativo, di ricordare – con profonda tristezza –  Monica Paliaga, già rappresentante in Città dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ci ha lasciati dopo aver combattuto,  tenacemente,   per anni,  una malattia che non le ha lasciato scampo.
Se oggi siamo qui, alla “biblioteca di pietra” per rimembrare la tragedia delle genti Istriane – Fiumane e Dalmate ed i Martiri delle Foibe, lo si deve anche a Lei, avendo contribuito al raggiungimento di questa realizzazione, con il concorso degli amici Mattia Vitelli Casella del Comitato 10 febbraio, di Paolo Zaghini, all’epoca presidente dell’Istituto Storico riminese, di chi vi parla e  grazie al  confronto positivo con l’allora Sindaco Andrea Gnassi che approvò il progetto di questo monumento estemporaneo del caro amico fiumano Vittorio d’Augusta, qui presente.
Vi invito a ricordarla, per un minuto,  in silenzio, con i labari alzati.
Grazie!
A nome dell’Unione degli Istriani -Libera Provincia dell’Istria in Esilio, che ho l’onore di rappresentare, vi ringrazio per la presenza a questa celebrazione che vuole ricordare gli Esuli dal confine orientale d’Italia ed i Martiri delle Foibe.
Ringrazio le Autorità civili e militari e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, che ci onorano della loro partecipazione e con loro saluto gli insegnanti e gli studenti del Liceo classico Giulio Cesare – Manara Valgimigli, che anche quest’anno sono con noi  e tutti i presenti
 Un saluto particolare va a S.E. la dott.ssa Giuseppina Cassone, Prefetto di Rimini, che nella circostanza rappresenta la vicinanza del Governo nel ricordo di una triste pagina della Storia nazionale.
Il Giorno del Ricordo, quest’anno, assume una importanza particolare. Infatti, ricorre l’80esimo anniversario della seconda fase degli infoibamenti nel 1945. Infatti, con l’arrivo della milizia e della  polizia politica comunista della Jugoslavia dal 1 maggio, complici i comunisti di casa nostra fino al 1948, iniziarono settimane di terrore per le popolazioni istriane, fiumane e dalmate e per i cittadini di Gorizia e Trieste.
Migliaia di italiani furono deportati, imprigionati, fucilati, infoibati o annegati. Oggi nella nostra città, come in tantissime altre città della Penisola, i cittadini si ritrovano per non dimenticare questi orrori, che avvennero, questo non va dimenticato,  a guerra finita e che per troppo tempo sono stati sottaciuti.
Il ricordo è una cosa importante, allontana l’oblio e ci consente di rammentare cosa accadde nel settembre/ottobre 1943 e dopo il 1 maggio 1945, in quelle terre da sempre italiane, che  ci furono strappate da quel Trattato di Pace, che noi definimmo “Diktat”,  siglato a Parigi il 10 febbraio 1947, terre  ormai facenti  parte degli Stati nati dalla dissoluzione della ex Jugoslavia.
Ma non basta ricordare la tragedia delle foibe e dell’esodo. E’ fondamentale ricordare che l’ Adriatico orientale è sempre stato legato alla cultura italiana in maniera indissolubile. Già 2000 anni fa Strabone, uno dei più importanti geografi della storia dell’umanità, segnava a Pola il confine orientale d’Italia e poi le stesso fece Dante Alighieri in un canto della Divina Commedia.
Rimini 2025 - Il
                              Giorno del Ricordo - Prefetto di Rimini
                              Giuseppina Cassano e Gianni Ruzzier Un legame strettissimo, purtroppo strappato, ma che rivive nel ricordo che, a tanti anni di distanza, è il modo più vero per dare giustizia, seppur tardiva, agli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia e, con loro, a tutta la nostra Nazione.
Ma c’è, in Italia, chi ancora non si arrende all’evidenza dei fatti storici. Infatti, da determinati ambienti politici nazionali fuoriescono posizioni riduzioniste o giustificazioniste del dramma delle foibe. Pseudo intellettuali si autoassegnano il ruolo di storici e pubblicano dei libercoli dove si sminuisce la triste vicenda di chi fu ucciso e di chi venne costretto con la violenza a lasciare tutto. Questi signori arrivano a definire il Giorno del Ricordo una “falsificazione storica”.
Mi riporto a quanto è apparso sulla stampa già dal 1° febbraio, dove si leggono le esternazioni  dell’ANPI che suonano offesa alle nostre genti, ai nostri morti. Mentre a Cividale, in provincia di Udine, viene condannata l’iniziativa dell’UNUCI per la collocazione di un monumento a ricordo della MOVC Norma Cossetto cui segue, a  Reggio Calabria, la distruzione della targa che da circa 20 anni la ricordava. Ultimo oltraggio ai nostri Morti, assassinati nelle foibe, agli Esuli tutti ed alla Nazione lo sfregio di due giorni fa alla foiba di Basovizza, monumento nazionale. Quel luogo ricorda tutti gli infoibati e il calvario di tanti nostri soldati, carabinieri e di ben 93 finanzieri della caserma di via Lazzaretto di Trieste, assassinati nei 40 giorni di occupazione jugoslava a Trieste.
Questi meschini personaggi,  loro sì falsificatori della storia, che operano notte tempo, devono sapere che noi Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati siamo orgogliosamente figli di una Italia diversa, fatta di ordine , di rispetto,  di umiltà.
Siamo qui,  senza odio né rancore, democraticamente e pacificamente riuniti, ma con la fermezza di chi sa quale è la via della verità e della giustizia.
Parlare dei Martiri delle foibe, del dramma degli esuli, raccontarne la storia, difenderne in ricordo è dovere civico.  Fatelo anche voi per loro, per voi stessi,  per i nostri figli.
E’ auspicabile che nelle scuole si studi  la verità su questi fatti ed allora mi rivolgo agli studenti qui presenti.
Ho superato i 90 anni di età. Sono esule da Pirano. Sono stato arrestato e associato alle carceri dalla polizia politica jugoslava quando avevo 14 anni.
Ho un sogno: si può realizzare. Desidererei che il prossimo anno sia uno o una di voi a ricordare. Noi siamo ciò che ricordiamo o dimentichiamo.Lo strumento migliore contro l’oblio è la conoscenza. Alla base di tutto, però, vi è lo studio, quello rigoroso, che richiede sforzo intellettuale  ed i cui risultati non sempre sono immediati. Se in ambito umanistico lo studio e le riflessioni sul retaggio del passato non dovrebbero rimanere confinati esclusivamente agli addetti ai lavori, senza questo lavoro preparatorio mai vi sarà una buona, giusta divulgazione. Ragazzi, mi auguro accettiate la mia proposta, consideratela una sfida! Io vi sarò vicino, sempre!
Concludendo, oggi, ed è la cosa più importante, stiamo commemorando una pagina triste della storia d’Italia. Commemorare viene dal latino e vuol dire “ricordare insieme”. Solo così la nostra comunità,  con le sue legittime differenze, può essere coesa e unita nel dire “mai più violenza” e no alle  strumentalizzazioni negazioniste di certi schieramenti politici.
Grazie!
    Rimini 10 febbraio 2025
M.M.A.”c.s.”m.(r)GdF Uff. Giovanni Ruzzier
Delegato dell’Unione degli Istriani Libera Provincia dell’Istria in Esilio


Dopo l’allocuzione del Delegato dell’Unione degli Istriani Libera Provincia dell’Istria in Esilio, Sen. Giovanni RUZZIER, inoltriamo quanto inviato dalla prof.ssa Andretto con i pensieri letti dagli studenti del Liceo Classico "Giulio Cesare-Manara Valgimigli” di Rimini.   

I TESTO
Il Giorno del Ricordo 2025 - RiminiOggi, siamo qui per ricordare e onorare le vittime di una tragedia che ha segnato profondamente la nostra storia, le foibe. Un capitolo oscuro e doloroso che molti, per anni, hanno scelto di dimenticare o celare, ma che ora è il nostro dovere custodire, affinché le generazioni future non possano mai più ignorare il peso della memoria.
Le foibe sono state il luogo in cui migliaia di italiani, soprattutto dalla Venezia Giulia, dal Friuli e dalla Dalmazia, hanno trovato la morte in modo brutale, nelle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi. Lì, nei profondi abissi di quelle cavità carsiche, hanno perso la vita non solo uomini e donne, ma anche la loro speranza, la loro cultura, la loro identità.
Oggi, voglio ispirarmi a una poesia di Roberto Siliquini, che ben esprime la forza emotiva e il dolore di quella tragedia:

"La pietra è muta, l’acqua è nera,
ma sotto, sotto c’è un urlo.
Un urlo che non si ode,
che non ha voce, ma che avvelena il cuore.
La pietra è fredda, ma dentro
c’è una fiamma che brucia ancora.
E non si può dimenticare
chi è stato gettato nella notte del dolore."

In queste parole di Siliquini risuona la tragedia di chi è stato gettato nelle profondità delle foibe, dove l'orrore e il silenzio sembrano dilagare. La pietra, simbolo di quel luogo di morte, è "muta", ma dentro di essa si cela un "urlo" che non è mai stato dimenticato, un dolore che persiste nella memoria di chi ha vissuto e di chi oggi ha il compito di non farlo svanire nel buio. È proprio quel dolore che ci chiama a ricordare, a custodire il sacrificio di quelle vittime, affinché la verità non rimanga sepolta nell'oscurità.
Le foibe ci insegnano anche quanto sia importante la pace, quella vera, fatta di rispetto reciproco, di comprensione, di condivisione. È la pace che dobbiamo preservare ogni giorno, affinché il buio e la morte non abbiano mai più la possibilità di annientare l'umanità.
Oggi, ricordiamo con rispetto e commozione le vittime delle foibe. E lo facciamo con il cuore pieno di gratitudine, verso chi ha sopportato il dolore senza mai arrendersi, verso chi ha dato tutto per la libertà. Non dimenticheremo mai e, come quella pietra, custodiremo la memoria di chi è stato inghiottito dal silenzio, affinché il loro sacrificio non sia vano.
Ecco, oggi è il nostro compito mantenere viva la loro voce. Perché, seppur nel buio della foiba, essa non è mai stata davvero silenziosa.


II TESTO
Salve a tutti.
Dal momento che oggi siamo qui riuniti in memoria delle vittime della tragedia delle foibe, vorrei che questa riflessione partisse proprio dal nome che si è deciso di assegnare alla giornata odierna.
Per fare questo vorrei partire da una citazione di un grande, e troppo spesso travisato, filosofo della fine del XIX secolo, Friedrich Nietzsche, che in suo scritto che vede la storia come tema centrale pronuncia queste parole:
“Solo colui che edifica sull’avvenire ha il diritto di usare il passato per vivere e di far lavorare la storia per sé. Ma ciò che non serve a innalzare la vita, la indebolisce e la abbatte.”
Da questa frase è chiaro cosa Nietzsche volesse trasmettere: La memoria non deve essere un peso che paralizza, ma una forza che guida.
Il passato ci offre lezioni preziose e dimenticarlo sarebbe un errore, ma viverne prigionieri lo sarebbe altrettanto.
Proprio per questo è fondamentale ricordare queste tragedie:
il loro ricordo deve essere funzionale a costruire un futuro migliore e consapevole, che abbia gli insegnamenti da questo derivati come solide e irremovibili fondamenta.
Ricordiamo per comprendere. Ricordiamo per evitare che l’odio e la violenza si ripetano.
Ricordiamo per dare voce a chi non l’ha avuta. Perché solo così la storia non sarà solo un susseguirsi di dolori, ma una guida per una società più consapevole e giusta, che non si fossilizza sugli antichi contrasti e divergenze, ma che, analizzandoli e facendone tesoro, con occhi nuovi e più esperti, li oltrepassa.
Grazie.

 III TESTO
ELABORATO SULLE FOIBE 10 FEBBRAIO 2025

Cari concittadini,
essere qui oggi non è un piacere, ma un preciso dovere in quanto italiani.
Giorno del Ricordo 2025 - RiminiRicordare la tragedia delle Foibe significa far sì che il sacrificio di migliaia e migliaia di vite non sia dimenticato, ma che lasci un segno nelle profondità della coscienza nazionale, un bagaglio comune che tutti condividiamo come popolo.
La memoria di tutte quelle morti e di tutta quella sofferenza, causata anche dallo sradicamento di intere famiglie dalle proprie case, deve toccarci emotivamente come esseri umani: è nostro dovere trasformare la conoscenza di queste vicende, moralmente obbligatoria per tutti, nella volontà di evitare, in un mondo che sempre più sprofonda nella
violenza e nel dramma della guerra, il ripetersi di tali atrocità.
Da qui parte questa grande battaglia di civiltà, dal ricordo e dalla divulgazione: siamo qui innanzitutto come studenti, insieme alla motivante presenza delle autorità cittadine, per rendere onore, davanti a queste iscrizioni , che la pietra rende indelebili, alla sofferenza di questi uomini e di queste donne, testimoni di quella crudeltà; ma, infine, siamo qui anche per condannare sia quelle dinamiche politiche che hanno cercato di far cadere nell’oblio il dramma delle Foibe, sia i vergognosi atti di vandalismo degli ultimi giorni che hanno cercato di disonorare e violentare la memoria.


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